Editorialisti

15 Giugno 2020

È ora

Arianna Sorbara - Progetto Cucina

Con l’apertura dei negozi il 18 maggio scorso, il Paese sta tornando lentamente alla normalità e anche il settore retail prova a ripartire. È stata dura per i negozianti e i Kitchen studio stare chiusi così a lungo, soprattutto perché l’industria ha riaperto settimane prima. Del resto, nessuno si aspettava che il mondo del commercio al dettaglio si sarebbe dovuto fermare così tanto e, oggi, per recuperare il tempo perduto (e il fatturato), si deve far trovare pronto. E questo perché, anche se negli ultimi mesi le vendite on-line sono cresciute in maniera significativa (parliamo del commercio in generale), oltre la metà degli italiani desidera ritornare a fare acquisiti nel negozio fisico (le code davanti ai punti vendita Ikea sono solo un esempio…). Le motivazioni sono semplici: oltre a una naturale voglia di “tornare alla normalità”, in questi mesi, a mancare, è stato soprattutto il contatto umano, lo scambio interpersonale, la comunicazione in tutte le sue forme. Per questo oggi i negozi devono puntare sul fattore umano e su tutti gli aspetti empatici/emozionali che fanno sentire il cliente a proprio agio, seguito e ascoltato. Stiamo parlando di comunicare in modo diverso, di trasmettere un senso di sicurezza oggi più che mai fondamentale per riportare i visitatori in showroom, ma bisognerà anche trovare nuovi modi per rendere gratificante la visita in store, cambiare approccio se necessario, e trovare strumenti e nuove potenzialità di vendita. E ricordiamoci - ed è questo che la pandemia ha insegnato più di tutto - che il consumatore è raggiungibile in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo, e la consulenza d’arredo e i progetti possono essere fatti a distanza e perfezionati e conclusi in negozio. Chi tra tutti ha capito la direzione da seguire, è l’industria. Ancora una volta, ha dimostrato di saper reagire rapidamente all’emergenza e di saper trovare soluzioni alternative per non fermare il business. Perché è chiaro, recuperare uno stop di tre mesi sarà dura per tutti, ma non possiamo permetterci di stare fermi. Nella cover story a pag. 20 abbiamo scelto di raccontarvi 7 case history di produttori di mobili e di elettrodomestici che secondo noi hanno dato delle risposte di valore per superare l’emergenza e per gestire la ripartenza: non hanno mai smesso di dialogare con i partner, li hanno sostenuti concretamente, hanno puntato sulla formazione e hanno messo in campo nuove idee e progetti per ripartire, insieme. Perché, soprattutto in questo momento, c’è bisogno più che mai di progetti da condividere.

Arianna Sorbara