20 Aprile 2017  10:08

Francesco Boccia: “serve una web tax”

Gianfranco Caccamo
Francesco Boccia: “serve una web tax”

Francesco Boccia con il presidente della Camera, Laura Boldrini © Camera dei deputati

Il presidente della commissione Bilancio della Camera, ha ipotizzato una tassa sulle Internet Company, ma non sono poche le problematiche per trovare la modalità ed è difficile da adottare in un singolo Paese

Si torna a parlare di una tassa per le Internet company, a sostenerlo Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, che contrario all’aumento dell’Iva, ha affermato che «serve una web tax per farla pagare a chi non la paga: alle multinazionali del web che fanno profitti in Italia e continuano ad eludere il nostro fisco». Secondo Boccia «si stima una base imponibile di almeno 32 miliardi che significa dai 4 ai 6 miliardi di Iva evasa. Ci sarà un motivo se il procuratore di Milano Greco, la Guardia di Finanza e l'Agenzia delle Entrate, fanno accertamenti su chi si appiglia al mito internettiano della "non stabile organizzazione" e poi patteggia e paga».

Una proposta che ha ricevuto il consenso dal presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani «Valuto molto positivamente un’iniziativa legislativa diretta a riorientare le strategie fiscali delle società multinazionali attive nei mercati digitali». Da quanto riportato dal Corriere Comunicazione una delle ipotesi sarebbe quello di tassare le internet company in base ad un meccanismo incentrato su una misurazione dei consumi effettuati in Rete. I business su Internet “senza confini” pongono, però la necessità di trovare una soluzione globalmente o quanto meno in ambito Unione Europea.

La digitalizzazione ha mutato profondamente anche il concetto di commercio che deve essere rivisto, come affermato da Rossella Orlandi, presidente dell’Agenzia delle Entrate «la digitalizzazione del processo produttivo e la delocalizzazione degli utili pone problemi e occorre quindi una riflessione innovativa perché il tema pone in discussione forse i cardini stessi del diritto tributario e il concetto stesso di reddito. Potremmo anche trovare una soluzione unilaterale, ma questo ci pone in difficoltà con tutti gli accordi internazionali».

Anche il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, favorevole alla web tax, nei mesi scorsi aveva posto alcune perplessità sull’affrontare questo tema unilateralmente ««una tassa simile sarebbe ottimale se adottata da più paesi almeno a livello europeo e dal punto di vista tecnico ci sono problemi non semplici nell'individuazione della base imponibile e di conseguenza nell'adozione di misure pratiche». In definitiva tutti concordi sulla web tax, ma non è ancora chiaro come potrà essere realizzata.

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Elena Reguzzoni TCE

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