09 Gennaio 2018  17:18

Anec, parla Ferrero

redazione
Anec, parla Ferrero

L'esercente Giorgio Ferrero (foto Coccia): «Sono convinto che quanto avvenuto in sede di elezione del nuovo presidente non sia conforme con lo statuto dell’Anec»

Il punto sulla diffida al presidente Francesconi, le necessità dell'associazione, le urgenze del mercato. Intervista esclusiva al responsabile di Ferrero Cinemas che, dopo aver guidato l'Anec Lazio, ha puntato alla presidenza nazionale

Alcune sezioni regionali Anec – come riportava e-duesse.it a inizio dicembre - hanno inviato una diffida al neoeletto presidente Anec, Alberto Francesconi, che - per i firmatari del provvedimento - non avrebbe i requisiti previsti dallo statuto dell'associazione per esercitare la carica. Sono stati Giorgio Ferrero, in qualità di presidente Anec Lazio, Giulio Dilonardo (Anec Puglia e Basilicata), Giuseppe Citrigno (Anec Calabria), Paolo Signorelli (Anec Sicilia), Fulvio Lucisano (legale rappresentante del circuito Italian International Movieplex) e Tiziano Missaglia (legale rappresentante Marano Cinema Srl) a sottoscrivere la ratifica della diffida. Sulla questione abbiamo intervistato Giorgio Ferrero, che è stato lo sfidante di Francesconi alla presidenza nazionale (e uno dei firmatari della diffida).

- Il percorso della diffida è andato avanti?

Sì. C’è stata anche la risposta di un avvocato della controparte. Ora attendiamo il pronunciamento del congresso Anec e poi vedremo cosa accadrà. In considerazione della corrispondenza intercorsa tra i legali, penso che l’unica soluzione sia ricorrere a un giudice. Segnalo, inoltre, che alle regioni firmatarie della diffida se ne aggiungeranno altre che hanno deliberato in tal senso.

- Si dovranno esprimere i probiviri?

La pratica è in mano al nostro avvocato. Non credo che saranno solo i probiviri dell’Anec a esprimersi perché la questione è un po' più ampia.

- In che senso?

Ci sono sezioni regionali in difficoltà ma che vogliono continuare a impegnarsi per l’associazione. Quindi qualcosa va cambiato. Posso essere io la persona adatta o meno, ma ci vuole un segno di discontinuità da quanto accaduto.

- Cosa è accaduto?

Sono convinto che quanto avvenuto in sede di elezione del nuovo presidente non sia conforme con lo statuto dell’Anec. Lo statuto prevede che possano ricoprire cariche associative e quindi diventare presidente Anec gli esercenti cinematografici o i loro procuratori con ampio mandato; Francesconi non rientri in nessuna di queste due casistiche, avendo chiuso da tempo le sue sale romane e non gestendo una struttura di tre sale in provincia di Verona come si vorrebbe far risultare per giustificare la sua elezione. Anec è composta da 15 sezioni territoriali; durante il congresso otto si sono espresse a mio favore, una si è astenuta e sei sono state a favore di Francesconi. Chiedo solo giustizia. Ora vediamo quello che accadrà.

- Quali sono i cambiamenti più urgenti per l'associazione?

Innanzitutto ci vorrebbe un discorso costante con i nostri partner, i distributori. Dialoghi seri cercando di capire quello che accade nel mercato per farlo rendere al meglio. Se ci sono iniziative promozionali per i giovani, bisogna portarle avanti, senza paura di danneggiare il box office dei film. Penso che insieme possiamo riuscirsi.

- Ci vuole, quindi una collaborazione più stretta che comporti qualche sacrificio da parte di tutti?

Per forza. Ma questo dialogo deve avvenire con un coordinamento tra esercenti e distributori.

- Il dialogo è mancato?

Non dico che questo confronto sia mancato, solo che deve diventare un obiettivo primario. Così come il lavoro di eventuale modifica che si potrà fare dei decreti attuativi della legge cinema, una volta che ne verificheremo nella pratica punti di forza e di debolezza. L’attenzione sul funzionamento della legge deve diventare un altro obiettivo primario. Coscienti però che la legge ormai è questa e quindi grandi cambiamenti non ci potranno essere. Ma occorrerà certo fare il massimo per renderla maggiormente adeguata.

- La distribuzione sta facendo la sua parte per risolvere i problemi del mercato?

Prima facciamo noi la nostra parte e poi andiamo uniti e compatti a discutere con i distributori. Portando proposte serie e reali, non utopiche. Come associazione dovremmo fare, a mio avviso, più indagini di mercato per valutare meglio quali possono essere le soluzioni ai problemi del mercato. Lavorando senza pensare alle poltrone.

- Cosa pensa dell’ipotesi di una doppia festa del cinema ad aprile e ottobre? O anche di iniziative mirate sull’estate?

Prima di parlare di Festa del cinema bisognerebbe parlare di estate. Dobbiamo evitare di trovarci di nuovo di fronte a quanto accaduto l’anno scorso, e anche in altre stagioni, con troppe settimane senza prodotto. Cosa che ci mette in difficoltà. Il nostro obiettivo deve essere quello di far crescere le presenze che in estate sono molte meno. Dobbiamo far capire alla gente che in estate si può andare al cinema a prezzi contenuti, e che nelle nostre strutture ci si sta molto bene. Ovviamente abbiamo bisogno dei film. Tornando alla legge cinema, vorrei aggiungere un concetto.

- Prego…

La nuova normativa favorisce gli investimenti nelle strutture. Già qualcosa si inizia a vedere come dimostra l’apertura della multisala di Sassari che è diventato in poche settimane un luogo di aggregazione e di diffusione culturale importante. Si è aperta anche una multisala vicino a Grosseto. Aprire nuovi cinema è un segnale molto significativo che possiamo dare al pubblico. La legge sostiene l’esercizio e i suoi investimenti. Ora dobbiamo fare in modo di applicare la normativa nel miglior modo possibile.

- Come si è chiuso il 2017 per Ferrero Cinemas?

In negativo, come tutti gli esercenti. Però l’Atlantic è un cinema che ci ha dato belle soddisfazioni. Una struttura periferica in via Tuscolana. Abbiamo anche cinema che potrebbero crescere; basterebbe fare qualche lavoro, qualche piccola ristrutturazione per rilanciarli. Credo che il 2018 sarà un buon anno.

- È fiducioso sul prodotto del semestre visto a Sorrento?

Onestamente i listini sono caratterizzati da film importanti. Vedremo, una volta usciti, come risponderanno gli spettatori.

- Anche gli esercenti devono contribuire per far andare bene i film.

Certo, è un nostro obbligo. Se non lo facessimo, non si andrebbe avanti. Dobbiamo riuscire a sfruttare al meglio il Web e i canali social per andare a conquistare il pubblico delle zone dove sono situati i nostri cinema. Lo dico a ragion veduta, visto che i nostri sono locali radicati in zone e in quartieri ben definiti di Roma e non solo. La Rete, con tutti i suoi canali, è un media fondamentale da sfruttare per promuovere i film ma anche i nostri cinema.

- Percepite la sfida delle piattaforme digitali quali Netflix o Amazon?

Le piattaforme sono importanti perché devono aiutarci a capire che il mondo sta cambiando e che non tutti i film devono per forza uscire con la finestra theatrical. Molti titoli non dovrebbero proprio uscire al cinema. L’intasamento di proposte in alcuni mesi dell’anno penalizza i film più interessanti che potrebbero ottenere risultati migliori e che invece siamo costretti a smontare.

- Lei è stato fino a poche settimane fa presidente Anec Lazio. Crede di essere riusciti a creare un legame forte con la Festa del Cinema di Roma?

Il rapporto tra Anec Lazio e Fondazione Cinema è molto forte. In questi anni abbiamo lavorato anche per far crescere la Festa del Cinema. La collaborazione è cresciuta moltissimo, non solo a livello associativo; certo, si può sempre fare meglio. Come circuito, ad esempio, da tempo abbiamo rapporti stretti e di reciproca soddisfazione con Alice nella città. E ne siamo molto contenti. Ma anche altri cinema sono sempre più coinvolti. Sarebbe bello che la Festa coinvolgesse tutti i cinema della provincia di Roma, andando oltre la città.

- Dall’Anec è uscito Circuito Cinema. Come valuta questa decisione?

Il cinema di qualità – core business della linea editoriale del circuito - sta faticando molto, in termini di resa economica. È difficile, per una realtà come Circuito Cinema, sostenere il pagamento di quote associative così importanti a fronte delle difficoltà costanti del cinema di qualità.

- Se lei fosse presidente Anec rivedrebbe il sistema delle quote?

Credo che le sezioni regionali Anec sono state create grazie al supporto degli associati che pagano determinate quote. Però stiamo vivendo un periodo storico tale per cui le quote associative sono comunque alte e richiedono un grande sforzo economico da parte degli esercenti. Bisognerebbe trovare il modo per far crescere le risorse. Credo che le sezioni regionali dovrebbero offrire più servizi agli associati, diventando sempre più uno sportello per gli iscritti. Io potrei anche ridurre le quote, facendo magari pagare quei servizi aggiuntivi per incrementare le risorse. I segretari delle sedi regionali dovrebbero essere i motori di questo lavoro, lasciando le questioni politiche in capo ai presidenti e agli associati.

- La frattura con l’Anem non dovrebbe essere prima o poi saldata?

L’unica soluzione è creare una federazione, cosa di cui si parla da anni. Ma bisogna lavorarci. Oggi come oggi – visti i rapporti attuali tra le due associazioni – questa federazione non porterebbe risultati. Poi, dalla federazione si potrebbe passare a un’associazione unica. Purtroppo in questi anni hanno prevalso i personalismi e gli interessi aziendali.

- Ma anche voi, inteso come Ferrero Cinemas, avete interessi personali e di azienda.

In sei anni di associazione come presidente di Anec Lazio non ho mai preso un provvedimento che favorisse il mio circuito. Da questo punto di vista mi sento inattaccabile.

- Ci può fare degli esempi?

Una volta eletto Cuciniello alla guida dell’Anec nazionale, ho rifiutato la presidenza Cinetel perché ritenevo che chi aveva ricoperto la carica negli anni precedenti (Roberto Ferrari, ndr), fosse più idoneo nel portare avanti quel ruolo. Siamo sinceri, quale esercente avrebbe rifiutato questa presidenza? Non sono mai andato alla ricerca di incarichi e poltrone approfittando del mio ruolo di presidente Anec Lazio. Ho sempre operato nell’interesse dell’associazione. Basti vedere il lavoro svolto negli ultimi tre anni come responsabile dell’organizzazione delle Giornate Professionali. Abbiamo ottenuto grandi risultati, e lo si è visto anche a novembre in occasione della 40ma edizione. Ho sempre portato personalmente gli sponsor che hanno supportato l’evento, cercando utilizzare tutti i miei contatti. Ma sempre nell’interesse generale e mai mio particolare o del mio circuito.

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