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14 Giugno 2018  14:32

L’eccellenza in ogni dettaglio

Antonio Allocati
 L’eccellenza in ogni dettaglio

Guido Checchi (@David Zanardi)

Un estratto dell’intervista a Guido Checchi, Managing Director di Dornbracht Italia, pubblicata sul numero di maggio-giugno di Ab. Per leggere l’intervista completa scarica gratuitamente l’App di Ab da App Store e Google Play

Sono passati 12 anni da quando Andreas Dornbracht, ad di Aloys F. Dornbracht GmbH, decise di guardare oltre confine e aprire una filiale in Italia dopo quelle in Francia e in Spagna. Era il
1° luglio 2006 e nasceva Dornbracht Italia, non un ufficio di rappresentanza o una rete di agenti, ma una sede locale che aveva il compito di incarnare la filosofia, i valori e il peculiare approccio al progetto che contraddistinguono il brand tedesco, leader internazionale nella produzione di rubinetteria, sistemi integrati doccia e accessori di design di alta qualità per il bagno e la cucina. Ma quello che rende unico il marchio è il business model nato da
un’intuizione del top management Dornbracht, ovvero quello di parlando di una cifra ulteriore tra gli 800 mila euro e il milione di euro. sintonizzarsi completamente con il target principale di riferimento: gli architetti.
Questa strategia è stata ripresa anche in Italia da Guido Checchi, Managing Director di Dornbracht Italia, che abbiamo incontrato nello showroom di via Morimondo a Milano, pochi giorni dopo il Salone del Mobile per parlare delle novità, degli ultimi progetti e fare il punto dopo questi primi 12 anni in Italia. E proprio dal qui partiamo....


Facciamo un bilancio dall’apertura della filiale in Italia...

Sono stati anni molto intensi durante i quali abbiamo lavorato parecchio e costruito un team molto competente e affiatato col quale abbiamo dato vita a progetti di qualità sia nel residenziale sia nel contract, riuscendo a ritagliarci un ruolo di leadership in una nicchia del mercato alto di gamma. Il risultato è che oggi la community dei progettisti sa di poter contare su un supporto estremamente competente da parte nostra. La relazione one-to-one è fondamentale a un certo livello e soprattutto di fronte a clienti molto esigenti sulla qualità del risultato. Ritengo dunque che il nostro approccio sia premiante.


Anche a livello di fatturato? Come avete chiuso il 2017 e come è iniziato l’anno in corso?


L’anno scorso abbiamo chiuso con un fatturato di 5 milioni di euro, risultato molto positivo che non tiene conto però di tutto quello che in Italia generiamo con gli studi di architettura su progetti all’estero: stiamo parlando di una ulteriore tra gli 800 mila euro e il milione di euro.

Il 2018?

È iniziato molto bene: il primo quarter è stato entusiasmante perché comincia a concretizzarsi il lavoro iniziato anni fa con architetti e progettisti. Se il trend si mantiene stabile, possiamo puntare a ottenere un +18% per l’anno in corso. Un risultato che ci renderebbe molto orgogliosi.

Parliamo del vostro business model che, rispetto agli esordi, è nettamente cambiato...
Per forza di cose. Oggi ci troviamo ad affrontare un mercato completamente diverso da quello di 12 anni fa, con dinamiche differenti che ci hanno portati a modificare il nostro approccio spostando il focus su player differenti che si sono rivelati essere i reali driver del nostro business.

Ci spiega nel dettaglio questo passaggio per voi fondamentale?

Nel 2008 c’era una richiesta spontanea di prodotto molto forte, erano gli anni precedenti alla profonda crisi che ha investito il nostro Paese - e gran parte del nostro business era generato lavorando in partnership con la distribuzione. Col passare del tempo ci siamo trovati di fronte a un cambiamento repentino del mercato caratterizzato da una domanda in calo soprattutto per prodotti di fascia alta e la crescita di molti competitor nel nostro segmento (…).

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