22 Luglio 2020  10:40

Donatella Caprioglio: “Abitare è abitarsi”

ARIANNA SORBARA
Donatella Caprioglio: “Abitare è abitarsi”

La psicologa, psicoterapeuta e scrittrice parla della casa e del nuovo ruolo post-covid

Donatella Caprioglio, psicologa, psicoterapeuta e scrittrice, professoressa in diverse Università in Italia e a Parigi, dove si occupa anche di “Psicologia dell’Abitare”, e autrice nel 2012 del libro Nel cuore delle case ha aperto la conferenza “Design&HomeWellness"sottolineando che: “Parlare di case significa in realtà parlare di persone, per questo l’abitazione è una stimolante metafora dell’identità personale. Ci siamo conosciuti meglio abitando le nostre case durante questo lockdown. Case in cui la cucina ha avuto il sopravvento, fulcro della vita quotidiana, stanza simbolo di bisogni primari e di socialità. Non è stata da meno la stanza da bagno, luogo sacro dove rilassare il corpo, spazio della solitudine, del sé. Abbiamo usato il corridoio per sgranchirci le gambe, gli armadi per regolare l’ordine e il disordine dei pensieri, e il balcone, per chi l’ha avuto, come prospettiva che ci ha collegati al mondo esterno. Ma quali saranno i parametri delle case post Covid? Ambienti che bilancino condivisione e intimità, cucine salvifiche e capienti, spazi che garantiscano la connessione personale, e poi, terrazzi. Dovremmo pensare a cosa ci hanno dato le costruzioni del passato e ripensarle in chiave moderna. Come i monasteri, dove ognuno aveva la propria cella, ma anche spazi condivisi con la presenza costante della natura. Non dobbiamo abbandonare il concetto filosofico di pieno e di vuoto, la dicotomia fra il vuoto assoluto della privatezza e la necessità del confronto, perché non ci costruiamo da soli, ma in relazione con gli altri. Da questa esperienza abbiamo imparato a vivere con meno e abbiamo capito l’importanza della qualità di spazi interni che abbiano un senso. Troppo spesso abbiamo abitato senza capire che abitare è abitarsi. Le abitazioni sono presidi di salvezza, come durante il lockdown, ma anche di terapia.Il grande spunto di riflessione che ci lascia questa esperienza unica nella storia è che la casa può essere un dispositivo di cura personale: se abitare significa abitarsi e capire noi stessi, spero che sia arrivato il momento di iniziare a coltivare una consapevolezza maggiore, che ci permetterà di respirare e di vivere meglio”.

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