Editorialisti

06 Aprile 2017

Prezzi e promozioni. Un problema di comunicazione

share Stefano Radice

Due registi come Carlo Verdone e Alessandro D’Alatri di recente hanno rilasciato interessanti dichiarazioni in merito al tema del prezzo del biglietto per il cinema, chiedendo di evitare politiche troppo al ribasso. Quello del prezzo dell’ingresso al cinema è un argomento di cui ogni tanto si discute, per poi dimenticarsene, ma che periodicamente riemerge. In questo un ruolo determinante lo ha avuto sicuramente l’iniziativa dei mercoledì a 2 euro che è proprio focalizzata attorno a una forte proposta di sconto e che ha lanciato un preciso messaggio: si può andare al cinema anche spendendo molto poco.

Comunque si voglia affrontare la questione, è indubbio che se si esce dal novero degli addetti ai lavori o degli alto frequentanti la sala cinematografica, il prezzo del biglietto continua ad essere percepito sempre come troppo caro. Ed è difficile convincere le persone che hanno meno dimestichezza con il grande schermo, che non sia vera la loro percezione, che ogni cinema adotta ormai da tempo diverse forme di fidelizzazione che abbassano sensibilmente il costo del biglietto.

L’idea predominante è che il cinema costi sempre 8-9 euro. Sconti e riduzioni, chi li conosce? Il punto è: come mai siamo ancora fermi a questa percezione da parte di molti spettatori? Al di là del fatto che, rispetto alla gratuità illegale della pirateria, anche il biglietto a un euro sembrerebbe troppo caro, in generale il tema del prezzo è soprattutto una questione di comunicazione. A partire dagli organi di informazione certo; dovremmo tutti fare di più, stampa consumer soprattutto.

Gli esercenti, va riconosciuto, hanno compiuto enormi passi avanti in questa direzione ma forse, come capacità comunicativa, non riescono ad andare oltre gli iscritti alla loro mailing list. Sarebbero necessarie più azioni di promozione mirate sui diversi target per colpire tutte le fasce di pubblico. Si fa già molto ma forse non è sufficiente. Soprattutto andrebbero agganciati maggiormente i giovani che rappresentano un bacino di frequentazione determinante. Molto potrebbe fare il Ministero dei Beni Culturali che, dopo aver investito tanto sui mercoledì a 2 euro, dovrebbe/potrebbe impegnarsi in una campagna comunicativa che solleciti la frequentazione in sala in generale, evidenziando che il cinema è la forma di entertainment più economica tra quelle consumate fuori casa. Sarebbe un passo in avanti determinante, perché abbiamo visto quanto sia efficace comunicativamente il Mibact. Torniamo poi su un punto cui teniamo molto.

A che punto è il dialogo tra associazioni e Ministero che dovrebbe dar vita a una nuova iniziativa promozionale per incentivare il consumo di cinema da giugno ad agosto dopo Cinema2Day? L’impressione è che si stia andando avanti molto lentamente. I mercoledì a 2 euro finiranno a maggio; il tempo stringe e bisogna fare presto se non vogliamo ritrovarci all’ultimo con iniziative frettolose, comunicate male e poco convincenti, che rischierebbero di lasciare indifferente non solo il pubblico dei ragazzi ma anche quello degli adulti e delle famiglie. Sarebbe un boomerang, un rischio che non possiamo permetterci di correre.