Editorialisti

11 Marzo 2020

Chi pagherà il CONTO?

Linda Parrinello

Diciamolo brutalmente, senza troppi giri di parole… Se fossi uno dei canali terzi inclusi attualmente nell’offerta della piattaforma Sky, non dormirei sonni tranquilli. Anzi, forse, non dormirei affatto. E questo non tanto per l’atavica impostazione “skyiana” di voler far sempre più stringere la cinghia ai suoi editori ospiti a ogni rinnovo di contratto, quanto per le strategie che la piattaforma sta ponendo in essere negli Usa e, soprattutto, in Uk, da sempre terreno di sperimentazione di modelli di business poi “allargati” alle altre aree in cui è attiva la società proprietaria Comcast.

 

Il 27 gennaio scorso, per esempio, è stata lanciata Oltreoceano, Sky Comedy, la rete presentata come “la casa delle commedie statunitensi di qualità, da Hbo a Nbc passando per Showtime”. In primavera invece in Inghilterra sarà la volta di Sky Documentaries e Sky Nature, due nuovi canali factual che andranno ad aggiungersi a Sky One, Sky Atlantic, Sky Witness, Sky Arts, Sky Crime, la già presente Sky Comedy, oltre ai servizi di Sky Cinema e Sky Kids. Ai quali vanno affiancati altri marchi Comcast disponibili sulla piattaforma come E!, SyFy, Pick e Challenge. Questo per dire che la sensazione che si fa sempre più insistente è che la società tenda a diventare sempre più autonoma in fatto di contenuti (al netto degli accordi strategici come quello con WarnerMedia), puntando su un’offerta composta in gran parte di propri brand e di altri “consanguinei”, fatti salvi pochi estranei essenziali e/o funzionali.

 

Lo scenario in fieri sembra andare verso un’evoluzione in cui la piattaforma si profila come un distributore di app esterne, più che di canali lineari: ha già Dazn e Netflix, MediasetPlay e nell’immediato futuro - pare - anche Disney+. D’altra parte, pare ormai questione di qualche mese perché si trasformi in una telco, con ricavi ibridi nonché un’enorme possibilità di fornire servizi aggiuntivi ai propri abbonati. Come ha fatto intuire di recente il Ceo di Comcast Brian L. Roberts, in una lettera (pubblica!) inviata agli azionisti, in cui elenca la potenza di fuoco tecnologica messa in piedi negli ultimi 10 anni. Al momento, resta da capire che tipo di energie libererà nel nostro Paese questa politica e a quale prezzo e per chi. Per esempio, c’è ancora l’incognita Fox da sciogliere: cosa ne sarà degli ex cugini che molto hanno fatto per il successo di Sky nel nostro Paese ora nell’orbita Disney? Rimarranno sulla piattaforma o diventeranno una presenza griffata all’interno della nascente Disney+ o approderanno piuttosto (come da tempo si ventilava e auspicava) in un’offerta free sul Dtt? C’è ancora molto da capire, quello che si sa è che non sarà una “cura” indolore. Resta solo da vedere per chi…

Linda Parrinello

In Editoriale Duesse da: non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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