Editorialisti

07 Settembre 2020

Poker al femminile

Linda Parrinello

Quattro numeri, quattro donne, in sequenza, su altrettante copertine di Tivù. La presidente di Doc/it, Claudia Pampinella, sul numero di maggio; Eleonora Andreatta, nella sua ultima intervista come direttore di Rai Fiction prima del passaggio al vertice di Netflix Italia, su quello di giugno; il direttore di RaiPlay e Rai Digital per il numero doppio luglio-agosto, e Laura Carafoli, Svp Chief Content Officer di Discovery Italia, per la cover story di questo mese. Quattro donne di primo piano per altrettanti punti di vista sul mercato dei contenuti televisivi nel nostro Paese. Non era mai successo, e non credo che in assoluto altre testate di industrie non marcatamente femminili abbiano fatto mai altrettanto.
Personalmente non posso che dirmi entusiasta di questo poker di professioniste, soprattutto perché non è stato studiato a tavolino, bensì suggerito dalle circostanze che in questi lunghi e difficili mesi hanno funestato il settore, in Italia e nel mondo. E perché è inevitabile leggerlo non come frutto del caso (al quale personalmente non sono propensa a dare molta credibilità), ma come segnale – almeno indizio – che le cose stiano cambiando, che nei fatti la rilevanza femminile nelle fasi decisionali sia editoriali che aziendali dell’audiovisivo si stia sempre più affermando.
Non è poca cosa se si pensa che, statistiche alla mano, è dimostrato che i comparti dove la parità di genere, anche – anzi soprattutto – ai livelli apicali si è affermata, registrano performance di bilancio più positive rispetto a quelle dove prevale una forte connotazione maschile. Certo, non basterà nominare delle donne amministratori delegati delle aziende in questa fase di grande difficoltà per uscire dalla crisi pandemica, ma è indubbio che il management dell’industria televisiva sia cresciuto in questi ultimi 20 anni, e che ad aver colmato il divario più grande (anche perché prima erano relegati nelle ultime retrovie) siano stati i talenti al femminile. Ovviamente la strada da percorrere è ancora lunga, ma di certo l’industria televisiva sta facendo la sua parte, nell’attesa che un giorno una donna possa sedersi alla scrivania del settimo piano occupata oggi dall’ottimo Fabrizio Salini, senza per questo essere considerata una mosca bianca, un’eccezione che conferma la regola. Solo allora si potrà parlare di fine di un’era, e di inizio di una veramente Nuova.

Linda Parrinello

In Editoriale Duesse da: non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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