Editorialisti

24 Marzo 2020

Dentro al format del Covid-19

Linda Parrinello

Siamo finiti dentro il format del coronavirus quasi senza saperlo. E il genere di questo virus, che dopo la Cina ha preso in ostaggio l’Italia e l’Europa nonché il mondo intero trasformandosi in pandemia, è la paura. Siamo immersi in un grande reality dall’ambientazione horror, e la televisione con i suoi programmi di informazione in loop 24 ore su 24, gli show sospesi a raffica e quelli in onda senza pubblico, con conduttori cambiati o del tutto cancellati, gli annunci ufficiali alla nazione di presidente della Repubblica e premier, sono come una sorta di Truman Show, il buco della serratura attraverso cui una platea di cittadini-telespettatori osserva quel che accade al loro mondo, alle nostre stesse vite, sconvolte da un nemico invisibile per le strade ma diventato abnorme nelle corsie degli ospedali e nelle sale di rianimazione.

 

In questa tragica emergenza, con continui bollettini sul numero delle persone infettate e decedute, la televisione come rito collettivo di una comunità si è rilevata fondamentale per informare e intrattenere, grazie alla sconfinata offerta di canali lineari e non che propone a 60 milioni di italiani tappati in casa per eludere il contagio, e come compagna di strada: fioccano le notizie di giornalisti contagiati, altri rimangono in redazione e in strada per seguire gli aggiornamenti, mentre gli show cercano di alleggerire la tensione per distrarre come meglio possono. Risulta poi paradossale che proprio quando la tv in tutte le sue espressioni – dalla generalista all’on demand – moltiplica gli ascolti, sia destinata a subire un contraccolpo pubblicitario a causa delle ricadute economiche che tutto questo sconvolgimento avrà sul Paese. Ma ancora una volta, per l’ennesima volta, ci si offre l’occasione per rendersi conto di come una televisione veramente di servizio, che vada incontro alle reali esigenze del pubblico, abbia in sé, quasi innate, le qualità per giocarsela con qualsiasi competitor.

 

 

Ndr. Questo numero di Tivù avrebbe dovuto essere distribuito al MipTv di Cannes, cancellato – come tanti altri appuntamenti – a causa all’emergenza Covid-19. Abbiamo comunque deciso di uscire – anche con la versione internazionale del numero – perché siamo convinti non solo dei contenuti della nostra testata, ma anche della forza del mercato audiovisivo italiano e dell’importanza di presentarlo ai suoi partner internazionali, ai quali invieremo la rivista in versione digitale. Non potendo sfogliare a Cannes le pagine di Tivù, riteniamo importante e doveroso continuare a informare puntualmente quegli operatori nazionali e internazionali che hanno contribuito a fare dell’audiovisivo un grande mercato.

Linda Parrinello

In Editoriale Duesse da: non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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